Proviamo forte preoccupazione per lo stato di avanzamento del Piano immobiliare Rai, soprattutto alla luce dell’imminente uscita del direttore generale. Un piano che, come abbiamo evidenziato subito, assorbe quasi interamente il Piano industriale dell’azienda, riducendo la prospettiva di rilancio a una rischiosa operazione di cartolarizzazione e cessione dei beni.
I punti critici riscontrati sui territori tracciano un quadro di profonda incertezza:
– A Roma, a fronte della chiusura dei cantieri per i nuovi studi di Saxa Rubra, pesa il totale silenzio sui lavori di bonifica dall’amianto nella sede di Viale Mazzini, i cui costi previsti sono già lievitati a 88 milioni di euro.
– A Milano, la scelta di vendere lo storico palazzo di Corso Sempione per trasferirsi in affitto nella nuova sede Mico comporterà un canone di oltre 5,9 milioni di euro all’anno per 27 anni. A ciò si aggiunge l’insicurezza sui tempi di consegna e operatività, che rischiano di slittare oltre il 2032, mettendo a dura prova la continuità produttiva dei centri attuali, oggi ridotti alla manutenzione minima.
– A Torino permangono diverse perplessità sull’opportunità di alienare sedi storiche come quella di via Verdi e sui continui ritardi, comuni anche a Napoli, nell’attuazione dei piani territoriali. La produzione resta ridotta ai minimi termini senza una visione strategica chiara e forti incognite sul futuro della Rai nel capoluogo piemontese.
La tenuta complessiva dell’operazione si regge su una sincronia di tempi e costi che appare irrealistica. Con un deficit aziendale che ha raggiunto i 585 milioni di euro nel 2025 e in assenza di reali alienazioni già completate, il rischio di un disallineamento sui bilanci è concreto.
Ribadiamo quanto già espresso al management: non permetteremo che il prezzo di eventuali errori di gestione o scelte finanziarie azzardate ricadano sulle lavoratrici e lavoratori Rai.