Teatro Massimo, Cardella (SLC CGIL): “Insufficiente la proposta di dotazione organica”

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SLC CGIL, Fistel CISL, UilCom UIL e Fials CISAL, in una conferenza stampa, hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del Teatro Massimo di Palermo, dopo l’approvazione da parte della Fondazione, della proposta di nuova dotazione organica per il triennio 2021-2023.

I sindacati protestano per il mancato accordo sulla definizione della pianta organica e chiedono un incontro con i vertici istituzionali locali e regionali.

La richiesta sindacale, appoggiata dai lavoratori coinvolti, è quella di considerare anche i 42 precari rimasti fuori dalla stabilizzazione che ha riguardato 105 unità (31 professori d’orchestra, 19 artisti del coro, 21 tersicorei, 30 tecnici e 4 amministrativi).

Stabilizzazione avvenuta per alcuni a seguito di un pronunciamento del giudice del lavoro.

Marcello Cardella, Segretario provinciale SLC CGIL ha spiegato come la trattativa non sia andata a buon fine: “Abbiamo contestato la decisione da parte della Fondazione di andare avanti in maniera unilaterale nella definizione della piana organica, mentre in corso c’era una trattativa. Di fatto siamo stati scavalcati. Abbiamo ritenuto insufficiente la proposta di dotazione organica perché pensiamo che il Teatro debba mettere in campo un progetto più ambizioso per i prossimi anni, anche alla luce dei cambiamenti che ci saranno. Una pianta organica così fatta non garantisce un livello di produzione e programmazione tale da mettere il teatro in sicurezza”.

“Attualmente abbiamo quarantadue lavoratori precari, che rimangono tali ed abbiamo proposto la stabilizzazione anche per loro” ha concluso il Segretario provinciale SLC CGIL.

Durante la conferenza stampa l’invito fatto ai media è stato quello di riprendere la notizia dandone i corretti contorni che vedono la Fondazione Teatro Massimo, nonostante quanto riportato nei giorni scorsi, operare una riduzione di organico, lasciando di fatto fuori dal perimetro occupazionale decine di unità di lavoratori che oggi prestano la propria professionalità.

I sindacati chiedono un incontro “vero” con i vertici istituzionali locali e regionali e confermano lo stato di agitazione dei lavoratori.

 

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