Riforma lavoro sportivo: il 1° luglio manifestazione a Roma

0

Il 1° luglio le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello sport dalle ore 14 presidieranno Piazza di Monte Citorio a Roma per chiedere di accelerare l’entrata in vigore della Riforma dello Sport e del Lavoro Sportivo posticipata dal Decreto Sostegni al 31 dicembre 2023  e di ristabilire improrogabilmente, il termine per la piena applicazione della Riforma all’interno dei tempi della attuale legislatura.

La mobilitazione è stata indetta dalle federazioni sindacali di categoria SLC CGIL, Nidil CGIL, Fisascat CISL, Felsa CISL, Uilcom UIL e Uiltemp UIL.

Il settore, duramente colpito dalla crisi pandemica e dalle misure messe in atto per il contenimento del Covid, occupa oltre 100mila lavoratori dipendenti e più di 500mila collaboratori sportivi.

Alla manifestazione parteciperanno, in rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro territorio una delegazione di SLC CGIL.  

Rivolgiamo un appello ai Parlamentari affinché la Riforma venga discussa ed approvata in questa legislatura dichiara Marcello Cardella segretario provinciale di SLC CGIL.

Il  settore necessita immediatamente  di regole certe e di tutele per le lavoratrici e i lavoratori che devono essere considerati alla stregua di lavoratori dipendenti e non  di soggetti autonomi o peggio ancora di volontari.

Occorre dare una prospettiva anche di medio termine, perché il comparto sportivo possa continuare a dare il suo essenziale contributo al benessere e alla salute di tutti, mantenendo il prezioso ruolo di presidio sociale e di prevenzione sanitaria.

“Il mondo dei lavoratori  dello sport, provatissimo da questo anno e mezzo di pandemia in cui i collaboratori sportivi non hanno lavorato e percepito soltanto i bonus collaboratori sportivi peraltro ridotti dalle ultime iniziative della sottosegretaria Vezzali, rimane sgomento di fronte alla volontà delle forze politiche di rinviare l’entrata in vigore al 31/12/2023 della riforma dello sport portata avanti dal precedente governo e dal precedente ministro dello sport Vincenzo Spadafora. Rinviare al 2023 è un po’ come dire ‘se la vedrà chi arriverà dopo di noi’ e noi lavoratori sportivi non possiamo rimanere una delle ultime categorie senza tutele, malattia, maternità e forme di previdenza. Per cui chiamiamo a raccolta tutti i nostri colleghi a Roma per chiedere con forza la cancellazione del rinvio della riforma” ha dichiarato Giorgio Piazza collaboratore sportivo che opera nel mondo del calcio e rappresentante di SLC CGIL.

“Un collaboratore sportivo è una persona che ha fatto molti sacrifici per formarsi, sia fisici che economici, dichiara Mara Fasulo istruttrice di danza che con Giorgio Piazza sarà presente al presidio a Roma, si tratta quasi sempre di persone laureate e che in concomitanza e parallelamente agli studi universitari hanno fatto un percorso di formazione sportiva, quasi sempre iniziando da molto piccoli, fino a poter ottenere attestati e diplomi per l’insegnamento della disciplina stessa. Parliamo dunque di uomini e donne che hanno investito molto sulla loro formazione, sacrificando il loro tempo tra libri e sport, parliamo di professionisti capaci e competenti alla stregua di ingegneri e medici, che hanno il compito di formare attraverso i valori dello sport gli adulti di domani”.

“Ma in Italia noi, i collaboratori sportivi, siamo considerati come volontari, come appassionati, di certo non come lavoratori, di certo non come il nostro percorso formativo meriti. Noi, i collaboratori sportivi, non abbiamo diritto a malattie, maternità e paternità, ferie retribuite e a nessun altro diritto di un qualsiasi lavoratore. Grazie alla legge Spadafora si stava muovendo qualcosa, ma il nuovo governo ha deciso di posticiparne l’attuazione al 2023. La domanda è perché? Perché l’Italia non vuole riconoscerci come lavoratori? Perché non ci viene data la dignità che meritiamo? Perché non viene data la giusta importanza al nostro lavoro? Perché rimandare ancora? È per tutti questi motivi che saremo presenti in piazza, perché amiamo il nostro lavoro e non vogliamo doverne scegliere un altro per poter vivere” ha concluso Mara Fasulo.

Condividi

Leave A Reply

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code