Progetto Rete Unica: le OO.SS. chiedono spiegazioni al Governo Draghi

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Di seguito la lettera inviataa dalle OO.SS. ai ministri Vittorio Colao (Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale) – Daniele Franco (Economia e Finanze) – Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Andrea Orlando (Lavoro e politiche sociali).
Signori Ministri,

Abbiamo letto con grande stupore e rammarico l’articolo apparso su La Repubblica mercoledì 6 maggio che interpreta pagina 98 del PNRR come un “addio al progetto rete unica nel nostro Paese”, e ci teniamo ad esprimere con chiarezza la nostra opinione riguardo al merito e al metodo di queste comunicazioni.

Ai mercati finanziari, si dice, le sorprese non piacciono. Gli investitori hanno bisogno di certezze, stabilità, piani a lungo termine che vengono condivisi e rispettati nel tempo. Lo stesso vale per i lavoratori di questo Paese e per tutte le aziende che ne costituiscono la spina dorsale, investendo le proprie vite e le proprie risorse per crescere: c’è bisogno di chiarezza negli impegni assunti dalle varie strutture del Paese sia a livello politico che economico.

L’Italia è ben al di sotto della media europea in termini di competenze e di infrastrutture per l’economia digitale, condizioni necessarie per lo sviluppo socioeconomico. C’è bisogno di investimenti, pubblici e privati, e di soggetti che siano in grado di gestirli e finalizzarli nella maniera più rapida ed efficiente possibile. Ci teniamo a dirlo a chiare lettere: riteniamo che il progetto Open Fiber guidato da TIM sia la soluzione migliore per vincere questa sfida.

È per questo che, nel 2015, salutammo con favore l’avvio del progetto di una rete unica, uno stimolo e un volano necessario per metterci in condizioni di poter competere a livello internazionale. Ci è stato chiesto, allora, di partecipare a questo progetto e di remare tutti nella stessa direzione, e noi l’abbiamo fatto sia per il bene del Paese sia perché abbiamo visto – e continuiamo a vedere – in TIM il punto di riferimento per costruire questa rete.

Non crediamo che sia un’azienda perfetta, ma è un’organizzazione che da qualche anno si è dimostrata attenta a rimediare agli errori commessi nel tempo – come il processo di privatizzazione, e gli impedimenti ereditati da gestioni passate che invece di investire hanno rallentato la diffusione della digitalizzazione. Una volta percepito il cambio di passo dell’azienda e la volontà politica di portare a termine un progetto per il bene comune, noi Sindacati abbiamo sempre fatto la nostra parte: abbiamo assicurato, sia con accordi all’interno dell’azienda, sia nel sistema Paese, che il settore delle telecomunicazioni offrisse le migliori garanzie e le migliori condizioni per colmare il digital divide italiano.

Vediamo in TIM un partner ed un compagno di viaggio di lungo corso per questa grande sfida, che non possiamo permetterci di perdere, di cambiare o di ostacolare con dictat provenienti da organizzazioni nazionali o sovranazionali che sembrano dimenticare le necessità di una pianificazione a lungo periodo.

Sembrava di aver trovato una soluzione condivisa dalle parti sociali e sostenuta a livello finanziario da investimenti pubblici e privati. Invece, da un lato registriamo i continui richiami di politici e authorities che costringono le aziende del settore ad abbassare prezzi e margini di profitto, in nome dell’interesse dei consumatori: ma come fa un’azienda ad assumere lavoratori e investire nel lungo periodo senza garanzie di giusti guadagni negli anni a venire? Se questa stessa logica fosse applicata al settore farmaceutico, probabilmente oggi non avremmo a disposizione tutti questi vaccini in così poco tempo.

Questi interventi di disturbo effettuati con articoli di giornale in cui ognuno si sente in diritto di esporre le proprie interpretazioni sulla politica del Governo, non solo offendono tutti noi e i lavoratori che rappresentiamo – perché ci sentiamo tenuti all’oscuro di decisioni presumibilmente già prese – ma soprattutto non mettono le aziende ed i lavoratori in condizioni di lavorare serenamente e nell’interesse di tutti.

Se non siamo a conoscenza di un piano industriale ben definito che il Governo vuole applicare sul tema telecomunicazioni, siamo preoccupati delle scelte che non tengano conto di salvaguardare i livelli occupazionali.

Non accettiamo che i sacrifici degli ultimi 15 anni vengano sprecati. Così come non accettiamo che a dettare la politica industriale del nostro Paese siano burocrati europei che non applicano in maniera equa gli stessi parametri per gli aiuti ad aziende strategiche partecipate dallo Stato – come dimostrato dalla disuguaglianza tra i fondi concessi in diversi contesti nazionali (Alitalia vs. AirFrance, per esempio).

In un momento così critico per l’accelerazione del nostro Paese, in cui bisogna garantire solidità e certezze a lavoratori, investitori ed aziende, non possiamo permetterci cambi di rotta, incertezze o tentennamenti su investimenti e piani industriali già condivisi. Crediamo che TIM abbia le capacità tecniche, manageriali e professionali per portare a termine questa impresa e siamo pronti a sostenerla.

Qualora il Governo dovesse aver cambiato idea, gradiremmo saperlo in maniera diretta, chiara e tempestiva e sederci ad un tavolo per discutere insieme le scelte nel migliore ed esclusivo interesse del nostro Paese.

Roma, 06 maggio 2021

I Segretari Generali

SLC CGIL     FISTel CISL    UILCOM UIL

Fabrizio Solari    Vito Vitale    Salvo Ugliarolo

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