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Poste: SLC CGIL non sigla accordo sulla mobilità

Poste: SLC CGIL non sigla accordo sulla mobilità

Mar 25, 2019

SLC CGIL NON FIRMA L’ACCORDO SULLA MOBILITA’: E’ DISCRIMINATORIO!!!

Il giorno 21 Marzo è stato siglato, senza la firma della SLC CGIL, l’accordo sulla mobilità nazionale in Poste Italiane. Abbiamo partecipato a tutti i lavori che hanno portato alla definizione di un testo che, tuttavia, non abbiamo ritenuto di poter condividere nella misura in cui contiene una clausola discriminatoria nei confronti di migliaia di Lavoratrici e Lavoratori in azienda. Ci riferiamo al comma 10 del suddetto accordo che cita: «L’effettivo trasferimento è subordinato alla sussistenza della PIENA IDONEITA’ alle mansioni – anche con riferimento all’utilizzo di tutti i mezzi/strumenti aziendali previsti per la specifica prestazione lavorativa nonché alle relative modalità di svolgimento- (…)».

Chiaro che ad una prima lettura sembra tagliare fuori solo coloro che sono dichiarati inidonei alla mansione, ma non facciamoci ingannare: vi rientrano portalettere, smistatori, consulenti non abilitati ESMA, addetti alle lavorazioni interne, e chiunque altro che, indipendentemente dalla causa che generi una inidoneità (infortunio, altezza, etc) ad un mezzo, uno strumento o una modalità di svolgimento, si trovi in siffatta situazione senza prevedere salvaguardia alcuna! Per noi inserire questa clausola costituisce una contraddizione rispetto alle previsioni del Codice Etico, ma soprattutto crea una forte discriminazione creando, all’interno della stessa azienda, Lavoratori di serie A e Lavoratori di serie B; inoltre da circa due anni l’Amministratore Delegato continua a parlare di una previsione di spesa milionaria finalizzata alla migliore ergonomicità delle postazioni di lavoro, al rinnovo del parco mezzi con l’adozione di mezzi a tre ruote in sostituzione di quelli a due ruote, di macchinari futuristici che agevolano il lavoro negli stabilimenti; il tutto a forte sollievo per le situazioni di inidoneità, in modo da permettere a chiunque di svolgere determinati lavori. E’ alla luce di questi discorsi che ci sembra una vera e propria punizione impedire a coloro che, per conformità fisica o per un problema generato da un infortunio o ancora per formazioni poco ortodosse somministrate, non rientrino nello schema delineato (piena idoneità alla mansione, all’utilizzo di tutti i mezzi/strumenti ed alle relative modalità di svolgimento), di poter riavvicinarsi alla propria famiglia tenendolo definitivamente lontano chilometri dai propri cari.

Dal primo giorno di discussione dell’argomento abbiamo sollevato un problema politico sulla PIENA IDONEITA’, soprattutto alla luce del fatto che nello stesso frangente si stava discutendo, su altri tavoli, un accordo che riguardava in particolar modo i c.d. “INIDONEI” applicati alle lavorazioni interne, accordo siglato l’8 di marzo, all’interno del quale si è riusciti ad inserire un impegno a discutere in maniera più approfondita la tematica della inidoneità temporanea in un incontro da tenersi entro il 30 giugno. Questo, accanto a quanto firmato sulla Lean Production, si iscrive in un contesto di particolare attenzione e sensibilità che si sta finalmente aprendo sul fenomeno “inidoneità alla mansione”, contesto tuttavia completamente smentito dal contenuto dell’accordo sulla mobilità che si pone invece in totale contrasto con il percorso fin qui fatto. Queste sono le ragioni che ci hanno portato a non sottoscrivere il verbale del 21 marzo, perché per noi ogni forma discriminazione richiede battaglia e non ci sottrarremo neanche questa volta.

Nicola Di Ceglie

Segretario Nazionale SLC CGIL Area Servizi

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