Sindacato Lavoratori Comunicazione Palermo

Conferenza stampa SLC CGIL sui co.co.co.

Conferenza stampa SLC CGIL sui co.co.co.

Mag 15, 2019

Scatti ed articoli dalla conferenza stampa della SLC CGIL Palermo con i lavoratori Co.Co.Co. dei call center

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E’ il “nuovo caporalato” dei call center, donne e uomini, non più giovanissimi, per lo più laureati che, ogni giorno, chiamando al telefono liste di migliaia di nomi, cercano di portare a casa uno stipendio che nella maggior parte dei casi si rivela una mancia: 200 o 300 euro al mese, per sei ore di estenuante lavoro giornaliero, in cui l’operatore cerca di convincere la gente a rinnovare un abbonamento, ad acquistare un servizio.
E’ la dura vita dei precari dei call center. A Palermo sono un esercito di 2-3 mila persone, il 30 per cento circa dei circa degli 8-10 mila operatori dei call center. Emblema della nuova precarietà nella precarietà: oltre al fatto di non avere un lavoro stabile, non sanno mai se il loro contratto alla fine di ogni mese sarà rinnovato.

L’intervento del Segretario Generale SLC CGIL Palermo Maurizio Rosso a Radio Articolo 1, al seguente link:

https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/15/40520/call-center-nuovo-caporalato-osservatorio-sanita-economia-ecosostenibile-la-sfida-del-secolo?fbclid=IwAR0QxJaTykoV8wsTYrexmw3HTWGSo_VYJrGBSV_HvfWZO7BxpAxnnPet-qg

conferenza stampa cococo (5)

Dal minuto 12:58 il Servizio del TG3 Rai Sicilia sulla conferenza stampa con gli interventi dei lavoratori dei call center e del Segretario Generale SLC CGIL Palermo Maurizio Rosso

https://www.rainews.it/tgr/sicilia//notiziari/video/2019/05/ContentItem-70ac9686-dbec-4132-ba5c-7fa721ec4858.html

COMUNICATO STAMPA SLC CGIL SULL’INIZIATIVA DI OGGI

Così lavorano i Lap dei call-center palermitani, il “nuovo caporalato” povero. La denuncia alla conferenza stampa della Slc Cgil. “Lavoratori usati come polli nelle gabbie, sfruttati, mortificati. Regione e Comune intervengano per fermare la nuova ondata di schiavitù. Alle aziende chiediamo un cambio di rotta”.

Palermo 15 maggio 2019 – “Stiamo assistendo a una nuova ondata di schiavitù, che coinvolge migliaia di lavoratori giovani ma anche tanti non più giovanissimi, impiegati come Lap, lavoratori a progetto, nei call center. Per molti – dice il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso, che è intervenuto oggi alla conferenza stampa nella sede della Slc, assieme all’avvocato del lavoro Pietro Vizzini e a diversi lavoratori, che hanno voluto portare la loro testimonianza – tutto è iniziato 15 anni fa, si sono sposati e hanno messo su famiglia, illudendosi di poter avere un futuro. Lavorano 6 ore al giorno, in condizioni pessime, guadagnando una mancia da 100, 200 o 300 euro al mese, svolgendo di fatto un lavoro subordinato mascherato, perché hanno un orario e seguono le direttive delle aziende. Ma sono lasciati senza diritti e non sanno se a fine mese il contratto sarà rinnovato”.
“Oggi – aggiunge Rosso – abbiamo ascoltato le voci di madri di famiglia di 40 anni che non hanno diritto di assentarsi se il figlio sta male né diritto alla maternità, alcuni hanno la 104 ma non viene rispettata, ci sono famiglie che devono far quadrare i conti tra la spesa e la scuola dei figli”.
Rosso ha spiegato come avviene il lavoro dei Lap, ai quali vengono consegnate liste di nomi, di possibili clienti, alcune redditive, con alte probabilità di vendere un abbonamento o un rinnovo, altre vuote, liste fantasma, che inchiodano l’operatore ore e ore al telefono senza vendere nulla, come “polli nelle gabbie, con l’obiettivo di ingrassare e smerciare subito i prodotti al di là di ogni qualità o utilità reale”. E da lì la parte lotta tra gli operatori, che cercano disperatamente di accaparrarsi le liste da chiamare più remunerative. Lavoratori pagati solo nel tempo effettivo del colloquio con il cliente, attese tra una telefonata e un’altra non pagate, pause dopo ore stressanti di lavoro non pagate, tempi per comprendere come offrire una qualità migliore dei servizi venduti ai clienti non pagati.
“Bisogna vergognarsi – prosegue Maurizio Rosso – che migliaia di ragazzi che cercano di lavorare in una Sicilia impantanata nella mafia e nel deserto industriale, con una laurea in tasca, debbano essere trattati alla stregua di schiavi. E’ vergognoso pensare che uno possa portare avanti una famiglia elemosinando una lista di nomi più proficua e redditiva di un’altra, per cercare di guadagnare qualcosa di più al giorno senza garanzie di rinnovo del contratto a fine mese e senza diritti”.
Da qui l’appello alle istituzioni, per un cambio di rotta radicale che coinvolga le aziende e che veda impegnate le istituzioni in una “battaglia di civiltà”.
“Abbiamo sensibilizzato l’amministrazione comunale su questa situazione e lo faremo anche con la Regione, che è scomparsa: su 20 mila lavoratori siciliani dei call center, ci sono 5 mila lavoratori a progetto (Lap) senza diritti. Le istituzioni devono farsi carico di questo fenomeno devastante, devono fare investimenti sulla formazione, su attività innovative e progetti di crescita nel campo sei servizi, per far sì che questo diventi un vero lavoro. Ogni anno dalla Sicilia vanno via 10 mila giovani. E’ impensabile continuare a vivere di disoccupazione, ignoranza e assenza di infrastrutture. Il Mezzogiorno sia il problema numero uno d’Italia, il suo sviluppo è necessario alla crescita del Paese. La Sicilia è piena di giovani brillanti che studiano e lavorano all’estero. La Regione siciliana e il governo devono comprendere che le aziende devono venire qui e devono investire”.

Altri articoli sulla conferenza stampa, su LiveSicilia e Gdmed:

https://livesicilia.it/2019/05/15/a-progetto-nei-call-center-lavoratori-come-polli-in-gabbia_1058813/?fbclid=IwAR308pNbhaDT7P8GB7_NOQAJPnk0YVx9g-10xLoPgKnsNVcxQEJUa033xBk#.XNwq40FmbMY.facebook

Così lavorano i Lap dei call-center palermitani, il “nuovo caporalato” povero

 

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