Sindacato Lavoratori Comunicazione Palermo

BOZZA documento Rai

BOZZA documento Rai

Lug 17, 2014

L’11 giugno quasi il 90% delle lavoratrici e dei lavoratori della Rai hanno scioperato contro il Dl.66/2014 e gli effetti che lo stesso rischia di determinare sulla qualità del servizio pubblico e sulla tenuta occupazionale, intesa in termini di quantità e qualità.

L’altissima adesione allo sciopero impone ad un sindacato come il nostro, di categoria e confederale, l’obbligo di formulare alcune linee guida per una riforma della RAI che, tuttavia, non può prescindere da una visione di insieme del settore radio televisivo.

Per parlare di riforma della Rai, bisogna innanzi tutto chiarire che si parla di un progetto identitario, pedagogico e industriale.

Il Servizio Pubblico Radio Televisivo è il crocevia delle culture, è lo strumento con il quale creare il racconto dell’identità nazionale nel contesto internazionale garantendo il pluralismo secondo i parametri fondamentali dettati dai principi costituzionali.

Questi principi devono rappresentare la cornice di riferimento all’interno della quale possono essere declinati tutti gli altri argomenti che riguardano le modalità con cui si vorrà ridisegnare la Rai.

GOVERNANCE
L’obiettivo principale è quello di liberare la Rai dalle ingerenze della politica e dei partiti.

A tal proposito è ipotizzabile la costituzione di un CdA i cui consiglieri vengono nominati da alte cariche di garanzia costituzionale, singolarmente e per lunghi periodi, differendo i periodi di nomina. Ciò consentirebbe di sfalsare (come per la BBC) i tempi di scadenza dei diversi consiglieri, con l’effetto di puntare alla selezione dei nuovi ingressi in base alle “competenze” necessarie per far fronte ad un “blocco” precostituito. Sarebbe utile prevedere, inoltre, il sistema duale costituendo un Consiglio di Indirizzo rappresentativo della pluralità dei soggetti sociali.

La figura del DG va sostituita con quella dell’AD.

Andrebbe poi rivisto il ruolo della commissione di vigilanza la cui azione dovrebbe riguardare l’insieme del sistema radiotelevisivo in relazione all’art. 21 della Costituzione, alla tutela dei minori, alla promozione della cultura di genere e delle pari opportunità, alla tutela delle minoranze ecc.

CONCESSIONE SERVIZIO PUBBLICO
Per parlare di riforma della Rai bisogna dare per scontato che la “conditio sine qua non” è rappresentata dall’anticipo del rinnovo della concessione al 2014, assegnandola direttamente alla RAI, senza alcuna gara fra gli operatori.

La nuova concessione deve assomigliare il meno possibile al vecchio e cavilloso contratto di servizio: deve indicare obiettivi e assetti generali, nuova governance e meccanismo di reperimento delle risorse (canone).
Per il resto va garantita alla RAI la libertà di operare come Azienda.

Rispetto a questi cambiamenti, bisogna evidenziare il fatto che l’anticipo al 2014 del rinnovo apre un evidente problema di rapporto con l’attuale CDA che scade a Maggio 2015, soprattutto sulle diversità di impostazione fra l’attuale piano industriale e le nuove direttrici di sviluppo.

QUALE MODELLO RAI
Occorre anzitutto evidenziare che RAI è prioritariamente una azienda di produzione che deve poter contare su risorse certe, che devono continuare a rappresentare il principale investimento pubblico per la cultura, l’informazione e l’intrattenimento.

La RAI deve inoltre finalizzare le risorse provenienti dalla pubblicità per una azione più incisiva e competitiva sul “mercato” della comunicazione e dell’intrattenimento, utilizzando l’insieme delle piattaforme oggi disponibili; potenziare la produzione cineaudiovisiva, puntando alla qualità, alla riutilizzazione nel tempo dei prodotti, alla loro commercializzazione.

In entrambi i casi rientra realisticamente la possibilità di aumentare l’occupazione, sviluppare tutte le professionalità collegate alla produzione di intrattenimento e cinematografica, raccordarsi con le capacità produttive dei centri di produzione, nonché con le sedi regionali che vanno garantite e rafforzate.

Inoltre deve essere razionalizzata la dispersione dell’informazione oggi articolata in diverse edizioni di TG sostanzialmente simili. Occorre concentrare le risorse, nel rispetto del pluralismo e delle professionalità per costruire un servizio di informazione 0/24 che parli dell’Italia al Mondo e del Mondo all’Italia, superando un provincialismo del tutto inattuale e spesso stucchevole e, anche in questo caso, in rapporto con le redazioni regionali.

RAI deve avere la capacità di prevedere investimenti significativi che consentano un forte recupero produttivo nelle regioni del Sud Italia, in coerenza con quanto già da tempo sostenuto da SLC, che considera lo sviluppo della produzione culturale del Mezzogiorno un volano per la ripresa generale del sistema Paese.

Inoltre, con l’obiettivo di rafforzare la dimensione internazionale dell’Azienda, sia sul versante della produzione che su quello dell’informazione, occorre individuare forme di partenariato con altre emittenti pubbliche europee.

Infine deve essere garantito che l’insieme delle attività debba rimanere tutte all’interno della sfera del servizio pubblico.

CANONE
Va benissimo una revisione del canone che introduca anche il criterio della progressività a condizione che non solo non si riduca l’importo complessivo, ma che si preveda un suo adeguamento automatico. Inoltre devono essere individuati tutti i sistemi possibili per eliminare l’evasione, perché solo esigendo il pagamento da parte di tutti si potrà immaginare di abbassare l’importo del canone, sempre secondo un principio ispirato all’equità e alla solidarietà nei confronti delle fasce più deboli.

RIFORMA COMPLESSIVA DI SISTEMA

Intervenire solo sul servizio pubblico, senza affrontare il sistema dell’informazione e della comunicazione nella sua interezza, rischia di determinare storture pericolose per la tenuta del servizio pubblico stesso.
Modificare la Gasparri, ma solo per la parte relativa al servizio pubblico, non è sufficiente.

Quello che serve è una rigorosa normativa antitrust che introduca limiti di settore per la pubblicità, intervenendo così sull’anomalia italiana rispetto all’Europa garantendo una più equa distribuzione del mercato pubblicitario tra Televisioni Nazionali, Radio, emittenza locale, carta stampata, nuove piattaforma digitali.

LE RETI DI TRASMISSIONE
La scelta di cedere una parte della azioni di RAIWAY è sbagliata e fuorviante. Sbagliata perché costruita esclusivamente per una operazione di cassa imposta arbitrariamente dal Governo. Fuorviante perché non pone davvero il tema della rete. La televisione di prossima generazione dovrà avere a disposizione la rete in fibra ottica. Su questo versante, che chiama in causa il programma dell’“agenda digitale” vi è, da parte della RAI e della politica, un silenzio imbarazzante, mentre sarebbe necessario cominciare a costruire sinergie con i principali player del settore delle TLC.

Roma, 17 Luglio 2014
Segreteria Nazionale Slc-Cgil

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